19212-1927 Non si può comprendere il ricordo fino in fondo.

Le gemelle Ilse e Helga Aichinger con i loro genitori Ludwig Aichinger (1882-1957) e Berta Aichinger (cognome da nubile Kremer, 1891-1983) così come la sorella maggiore di Berta, Klara Kremer, a cui si rivolgevano con il soprannome “auntie” (1889-1983). (Lascito di Ilse Aichinger, DLA)

– la prima infanzia, che per Freud rappresenta una tappa determinante, si manifesta subito in modo piuttosto definitivo. Anche in questo caso non si può scegliere. Per me, in parte, è stata l’infanzia trascorsa a Linz an der Donau, è stata il Pfennigberg, il Pöstlingberg e il Freinberg. (Unglaubwürdige Reisen, 20)

Ilse Aichinger e la sua gemella omozigota Helga nascono il 1° novembre del 1921 a Vienna e vengono battezzate con il rito cattolico. Trascorrono i primi anni della propria infanzia a Linz an der Donau, dove il padre insegna nella scuola elementare maschile, oltre a essere impegnato in ambito letterario come autore e critico di opere teatrali. La madre è medico, amante di musica e cantautrice. Negli ultimi testi di Ilse Aichinger ritorneranno costantemente i motivi di Linz, delle montagne e dei laghi dell’Alta Austria, come gli ambienti che hanno plasmato in modo decisivo la prima parte dell’infanzia dell’autrice. Helga, che diventerà artista, immortalerà invece i suoi ricordi nei disegni e nei collage.

Eravamo talmente simili che neanche nostra madre riusciva a distinguerci. Ma siamo completamente differenti, due estranee. (Unglaubwürdige Reisen, 181)  Foto: Lascito di Ilse Aichinger (DLA)

Helga Michie: Twin Figures, mixed media print, 9×8 cm, e 10×10 cm, 1983 (HM 128/129)

Negli ultimi testi Aichinger menziona sempre le passeggiate in città in compagnia della loro balia. La famiglia abitava in Dürrnbergerstraße 4 di fronte alla scuola elementare (Waldeggschule), in cui insegnava il padre.

La balia schizofrenica, Emma Schrack, diventerà negli ultimi testi di Aichinger un leitmotiv dei suoi ricordi. (Lascito di Ilse Aichinger, DLA)

La Sig.ra Emma Schrack era stata dimessa dalla psichiatria per errore poco prima. Pretendeva poco e ci teneva strette con la sua presa salda, come facevano le guardie che l’avevano trattenuta. “Se non fate le brave, chiamo il guardiano”, era la sua frase preferita. (Unglaubwürdige Reisen, 21)

I ricordi non si attivano a comando, non in senso cronologico e non in modo capillare. Riaffiorano spesso nello stesso posto, ma provengono da una direzione differente. Con la balia schizofrenica Emma Schrack, ad esempio, basta un incrocio qualsiasi. Ed ecco che ogni volta la sua figura, la sua storia appare in una luce diversa. (Unglaubwürdige Reisen, 9)

Helga Michie: Portrait of my fatherhe walks in the woods wearing his cape, fibre pen, 20×26 cm, date unknown (HM 236)

Helga Michie: The Mountains of Childhood, ballpoint pen, 20×13 cm, 1971 (HM 37)

[…] Ricordo ancora quando si andava in cerca di bacche in campagna, in una zona dell’Austria settentrionale, dove trascorrevamo l’estate. Il sentiero è ormai cancellato dalle erbacce, ma allora credevamo che sarebbe rimasto là per sempre. Come, in fondo, credevamo che saremmo rimasti sempre bambini. […] Giunsero poi molti anni in cui non ci fu più alcuna raccolta delle bacche, non più stanze buone e niente più colline. Ma il profumo delle bacche, che già durante quella prima notte era salito lungo la scala di legno attraverso le fessure nella porta della dispensa mescolandosi ai pensieri sconclusionati prima del sonno, quel profumo è resistito anche al caos e allo spavento di una notte assai più lunga. Ogni tanto mi scopro a sperare che abbia accompagnato anche chi non è sopravvissuto a quella notte. […] Non si può comprendere il ricordo fino in fondo. Forse, però, non è escluso che le bacche abbiano un rapporto con il suo segreto, un rapporto che ci sta davanti altrettanto evidente e imperscrutabile del ricordo, con l’azzurro e il rosso dei suoi colori d’infanzia, adagiato nel tepore delle ombre, nel tempo senza fine dei bambini. (Kleist, il muschio, i fagiani, 25-28).

1927-1938 Una storia di fedeltà

Nell’estate del 1927 i genitori di Aichinger si separano. Arriva il divorzio. Le gemelle tornano a Vienna con la madre, sebbene mantengano ottimi rapporti col padre. Sono tempi difficili.

1938-1945 Gli anni della persecuzione e dell’insicurezza

In Austria, per molte famiglie il Natale del 1938 segnò l’inizio delle persecuzioni e dell’incertezza. Anche noi avevamo dovuto lasciare il nostro appartamento e abitavamo in casa della nonna.

La speranza più grande

Il titolo è arrivato per prima, La speranza più grande, perché questo concetto della speranza è contro ogni speranza, in realtà è la speranza dei perduti.

1945-1950 “Tutto inizia con Ilse Aichinger”

Pochi mesi dopo la fine della guerra, il 1° settembre 1945, data in cui ricorreva anche il sesto anniversario dell’inizio della guerra, viene pubblicato un testo di Ilse Aichinger, “Das vierte Tor”.

1950-1953 Raccontare di questi tempi

Grazie all’aiuto economico della casa editrice Fischer Verlag, Aichinger lascia Vienna all’inizio degli anni Cinquanta per trasferirsi a Francoforte…

1953-1963 Dove vivo

Nel 1953 Ilse Aichinger sposa lo scrittore tedesco Günter Eich. La coppia vive in Baviera vicino al confine austriaco, prima a Breitbrunn in Alta Baviera, e – a partire dal 1956 – a Lenggries.

1963-1972 Talpe

Nell’estate del 1963 Aichinger si trasferisce con la sua famiglia in una vecchia casa a Großgmain nel Salisburghese.

1972-1984: Trascinare davanti a sé i tramonti

Anche dopo la morte di Günter Eich, avvenuta nel dicembre del 1972, Ilse Aichinger continuerà a vivere nella casa a Großgmain, dove abiterà insieme a sua madre.

1984-1988 Le parole vanno sempre

Prima di ritornare definitivamente a Vienna, su iniziativa della sua editrice, amica e mecenate Monika Schoeller, Aichinger vive per un periodo di nuovo a Francoforte.

Trasformare la distanza in contatto

Solo in rari momenti è possibile riconoscere i profondi nessi che caratterizzano l’opera delle due sorelle Aichinger, che a partire dalla loro separazione del 1939…

1988-1996 La precisione conterà sempre

Cinquanta anni dopo il cosiddetto “Anschluss” dell’Austria e nel momento clou dell’affare Waldheim, Ilse Aichinger ritorna a Vienna.

1997-2006 “… che ho bisogno di Vienna”. Nel cinema della scomparsa

Aichinger, assidua frequentatrice di cinema e dei caffè letterari, incarna negli anni Novanta lo stereotipo del tipico intellettuale viennese.

2006-2016: La libertà di eclissarsi

Perché «Diario», perché «Scomparire», perché «Flash su una vita»? – Perché per me è importante soprattutto la fugacità.

2016-2021: Felicità, gioventù, speranza

Quando Ilse Aichinger nella primavera del 1952 presentò la sua “Storia allo specchio” davanti al Gruppo ’47, non vi fu nessuna discussione, nessuna obiezione.