1938-1945 Gli anni della persecuzione e dell’insicurezza

In Austria, per molte famiglie il Natale del 1938 segnò l’inizio delle persecuzioni e dell’incertezza. Anche noi avevamo dovuto lasciare il nostro appartamento e abitavamo in casa della nonna. Dormivo con mia sorella in un letto nella sala e sul pianoforte, vicino al letto, c’era l’albero di Natale. Se mi svegliavo di notte, seduta, guardavo il brillio dei fili d’argento riflessi nel legno d’ebano. Ancora una volta l’infanzia sciabordava contro le pareti, dal salone gelido e deserto si rovesciava contro la porta, tremava insieme ai vetri mal sigillati negli infissi quando lungo la piccola ferrovia sotto casa passava un treno merci, diretto verso l’est. Forse erano gli stessi vagoni merci che di lì a poco sarebbero serviti per le deportazioni – ma adesso il fumo della vecchia locomotiva era ancora fumo nel cielo notturno, adesso quei vagoni erano ancora fumo nel cielo notturno, adesso quei vagoni erano ancora al servizio dell’infanzia (Kleist, il muschio, i fagiani, 32ss.)

Dopo l’Anschluss, la madre di Ilse perde il lavoro e il diritto di locazione. La zia Klara (“auntie”) riesce a emigrare a Londra nell’aprile del 1939, dove trova il posto per una persona in un “Kindertransport”. Sarà Helga a lasciare Vienna due mesi prima dello scoppio della guerra, mentre Ilse resterà con la madre. Nonostante gli enormi sforzi della zia, non sarà possibile ottenere l’espatrio degli altri familiari. In un album fotografico Ilse Aichinger documenta la separazione della famiglia.

All’inizio del 1940 sono costretti a lasciare l’appartamento della nonna nella Hohlweggasse 1. La nonna Gisela, zia Erna e zio Felix vengono trasferiti prima in un grande alloggio di massa sito nell’odierna Esteplatz. Il 6 maggio 1942 Ilse Aichinger resterà a guardare in silenzio i suoi familiari mentre vengono trasportati su un camion scoperto, che attraversando il ponte Schwedenbrücke li condurrà alla stazione di Aspang, prima di essere deportatati insieme a migliaia di ebrei viennesi nel campo di concentramento di Malyj Trostenec a Minsk, dove verranno uccisi. A lungo non si seppe cosa fosse successo ai familiari di Ilse. Gli storici riusciranno a ricostruire l’accaduto solo decenni dopo. Ilse Aichinger e sua madre sopravvissero in uno degli alloggi a loro assegnati nelle immediate vicinanze del quartiere generale della Gestapo nella Morzinplatz. Nei suoi ultimi testi l’autrice si soffermerà spesso sui mostruosi eventi di quegli anni.

C’è una foto del 4 luglio 1939 che Ilse aveva scattato mentre percorrevo la Rennweg per raggiungere la Hohlweggasse e lì congedarmi dalla nonna, al mattino, prima che io partissi. […] Era arrivato persino mio padre; i nostri genitori erano separati da tanto tempo. Molti dettagli mi sfuggono, ma ricordo molto bene, stranamente, questa sua frase: „Così non si può più andare avanti per molto” (Helga Michie in W.Benz, C.Curio, A.Hammel (eds.): Die Kindertransporte 1938/39. Frankfurt a.M.: S.Fischer 2003, 206)

Addio alla sorella che riesce a emigrare in Inghilterra. Pagina di un album fotografico nel lascito di Ilse Aichinger (DLA).

Lascito Ilse Aichinger, DLA

Lascito Ilse Aichinger, DLA

Helga Michie: The Chase, etching, 30×23 cm, 1987 (HM 100)

Nonna Gisela Kremer nella Jägerhausgasse 21 a Hetzendorf, dove abitava prima della catastrofe con la figlia Klara Kremer, prima che quest’ultima emigrasse in Inghilterra. (Foto: Lascito Ilse Aichinger, DLA)

Osservandola in questo piccolo giardino nei pomeriggi di domenica appariva felice. I suoi capelli erano bianchi, i suoi movimenti dolci, la sua paura e la sensazione di abbandono erano diminuiti, due volte due anni sarebbero passati fino alla deportazione. (Unglaubwürdige Reisen, 45)

Nel 2013 l’associazione “Stein des Gedenkens” (Pietra della memoria) ha fatto installare una pietra d’inciampo per i membri della famiglia Kremer, vittime dell’olocausto, davanti all’abitazione nella Hohlweggasse 1, Vienna, terzo distretto. (Foto: Sonja Frank). Oltre alla nonna Gisela Kremer furono deportati e uccisi anche il fratello e la sorella minore della madre di Aichinger: “La pianista” Erna Kremer e “il tecnico” Felix Kremer, a cui Aichinger – decenni dopo – dedicherà due elogi funebri (Film und Verhängnis, 11-13; 18-20).

L’hotel Métropole era stato costruito per i visitatori dell’Esposizione universale del 1873. Durante la guerra fu adibito a quartiere generale della Gestapo. Nel febbraio del 1945 fu occupato poi dall’armata sovietica. Un incendio appiccato da alcuni saccheggiatori provocò un’esplosione che distrusse completamente l’edificio.

Nel periodo in cui il quartiere generale della Gestapo non si era ancora trasformato in una lapide commemorativa, mia madre e io eravamo state trasferite in un alloggio non lontano da lì. L’edificio nella Marc-Aurel-Strasse 9, che si trovava nelle immediate vicinanze del quartiere generale della Gestapo, andò distrutto durante la guerra. Restarono intatte solo le fondamenta. (Film und Verhängnis, 54)

Ad ogni modo, noi, mia madre e io, ci salvammo. Ma ci salvammo davvero? Fino ad oggi non lo so. (Film und Verhängnis, 54f.)

Album fotografico dal lascito di Ilse Aichinger (DLA)

Helga Michie: Crystal, etching, 16×20 cm, 1985 (HM 92)

1921-1927 Non si può comprendere il ricordo fino in fondo.

Ilse Aichinger e la sua gemella omozigota Helga nascono il 1° novembre del 1921 a Vienna e vengono battezzate con il rito cattolico.

1927-1938 Una storia di fedeltà

Nell’estate del 1927 i genitori di Aichinger si separano. Arriva il divorzio. Le gemelle tornano a Vienna con la madre, sebbene mantengano ottimi rapporti col padre. Sono tempi difficili.

La speranza più grande

Il titolo è arrivato per prima, La speranza più grande, perché questo concetto della speranza è contro ogni speranza, in realtà è la speranza dei perduti.

1945-1950 “Tutto inizia con Ilse Aichinger”

Pochi mesi dopo la fine della guerra, il 1° settembre 1945, data in cui ricorreva anche il sesto anniversario dell’inizio della guerra, viene pubblicato un testo di Ilse Aichinger, “Das vierte Tor”.

1950-1953 Raccontare di questi tempi

Grazie all’aiuto economico della casa editrice Fischer Verlag, Aichinger lascia Vienna all’inizio degli anni Cinquanta per trasferirsi a Francoforte…

1953-1963 Dove vivo

Nel 1953 Ilse Aichinger sposa lo scrittore tedesco Günter Eich. La coppia vive in Baviera vicino al confine austriaco, prima a Breitbrunn in Alta Baviera, e – a partire dal 1956 – a Lenggries.

1963-1972 Talpe

Nell’estate del 1963 Aichinger si trasferisce con la sua famiglia in una vecchia casa a Großgmain nel Salisburghese.

1972-1984: Trascinare davanti a sé i tramonti

Anche dopo la morte di Günter Eich, avvenuta nel dicembre del 1972, Ilse Aichinger continuerà a vivere nella casa a Großgmain, dove abiterà insieme a sua madre.

1984-1988 Le parole vanno sempre

Prima di ritornare definitivamente a Vienna, su iniziativa della sua editrice, amica e mecenate Monika Schoeller, Aichinger vive per un periodo di nuovo a Francoforte.

Trasformare la distanza in contatto

Solo in rari momenti è possibile riconoscere i profondi nessi che caratterizzano l’opera delle due sorelle Aichinger, che a partire dalla loro separazione del 1939…

1988-1996 La precisione conterà sempre

Cinquanta anni dopo il cosiddetto “Anschluss” dell’Austria e nel momento clou dell’affare Waldheim, Ilse Aichinger ritorna a Vienna.

1997-2006 “… che ho bisogno di Vienna”. Nel cinema della scomparsa

Aichinger, assidua frequentatrice di cinema e dei caffè letterari, incarna negli anni Novanta lo stereotipo del tipico intellettuale viennese.

2006-2016: La libertà di eclissarsi

Perché «Diario», perché «Scomparire», perché «Flash su una vita»? – Perché per me è importante soprattutto la fugacità.

2016-2021: Felicità, gioventù, speranza

Quando Ilse Aichinger nella primavera del 1952 presentò la sua “Storia allo specchio” davanti al Gruppo ’47, non vi fu nessuna discussione, nessuna obiezione.