1984-1988 Le parole vanno sempre soppesate

Ilse Aichinger nel suo appartamento a Francoforte sul Meno © Deutsches Theatermuseum München, Archiv Hilde Zeman

E non solo i giorni, ma anche le parole si devono riconquistare, proprio in un’era in cui la tendenza è quella di sparpagliare nel mondo intero le parole rendendole inutilizzabili, parole che rimbombano nelle orecchie e non permettono di ritrovarsi. Gioia, gioventù, speranza, proprio queste parole devono essere sempre usate con cautela.(Discorso ai giovani; La speranza più grande, 279)

Prima di ritornare definitivamente a Vienna, su iniziativa della sua editrice, amica e mecenate Monika Schoeller, Aichinger vive per un periodo di nuovo a Francoforte. Col riaffiorare dei ricordi delle strade che attraversavano i distretti più centrali di Vienna, dove Aichinger aveva trascorso la sua adolescenza sotto il regime nazista, l’autrice inizia a lavorare al grande progetto autobiografico della sua ultima fase produttiva. In modo paradigmatico, nel suo nuovo libro Kleist, Moos, Fasane (Kleist, il muschio, i fagiani) convergono vita, pensiero e poesia di Ilse Aichinger, così spiega Richard Reichensberger, amico, sostenitore e promotore della sua tarda opera.

Conferenza presso il Literarisches Colloquium di Berlino 31.10.1996

Ricordo ancora la cucina di mia nonna, così inizia il racconto di Aichinger in “Kleist, Moos, Fasane“. Il titolo è un richiamo alle strade della sua infanzia che si trovavano nel terzo distretto di Vienna e confluivano nel “Fasanviertel”, ovvero il quartiere dei Fagiani: Fasangasse, Hohlweggasse e Kleistgasse sono le strade che corrono parallele tra loro e che sono attraversate dalla Mohsgasse. L’appartamento della nonna rappresenta il centro emotivo dell’infanzia e dell’adolescenza di Ilse Aichinger.

L’appartamento bianco sullo sfondo a destra della linea ferroviaria è la casa nella Hohlweggasse 1. L’appartamento della nonna si trovava al quarto piano. (Piantina disegnata nel 1906 da C. Ledermann jun., Wien Museum, https://sammlung.wienmuseum.at/objekt/1015176/).

Atlas. Zusammengestellt von deutschen Autoren, Verlag Klaus Wagenbach: Berlin 1965, 273 (qui riedizione dtv 1968, 225)

Nell’appartamento della nonna. Album di fotografie lascito di Ilse Aichinger, DLA

Oltre ai ricordi, il libro di Aichinger Kleist, il muschio, i fagiani contiene anche importanti testi poetologici: saggi e discorsi di premiazione, incentrati principalmente sull’opera di singoli autori importanti per Aichinger come Joseph Conrad, Adalbert Stifter, Georg Trakl, Franz Kafka, Nelly Sachs o Thomas Bernhard. Il libro si chiude con due brevi testi di prosa sul parlare, scrivere e tacere come criteri della scrittura: Chi scrive, è qualcuno che dà consigli che non portano alla distruzione, bensì al risveglio. Non c’è messaggio, oggi, che non sia in pericolo. Ma chi scrive, che sia eloquente o meno, contrappone il pericolo al silenzio.

Ilse Aichinger a una conferenza presso l’Alte Schmiede, Vienna, il 6.9.1993. Foto: Harry Ertl, Diritti di Angelika Kaufmann.

Bozza del testo “Dentro la parola” da Kleist, il muschio, i fagiani (112). Lascito di Ilse Aichinger, DLA

Helga Michie: Don’t push, fibre pen, 20×25 cm, 1969 (HM 24)

Già nel 1980 era stato pubblicato il primo libro del figlio di Ilse Aichinger e Günter Eich, Clemens Eich. L’autore cita nella prefazione al suo volume di poesie Aufstehn und gehen (alzarsi e andare) quattro versi di Bob Dylan, le cui canzoni risuonavano notte e giorno in interi paesi e in tutte le case, ricorderà Ilse Aichinger più tardi, così come rammenta: Alla fine forse la cosa peggiore: «La neve ha / perso / il suo nome, / il suo volto / la sua pazienza» (Dall’articolo “Von Bleiben war nie die Rede”, Die Zeit 13. 5. 2004, 69). Sette anni dopo Clemens Eich pubblicò un volume di racconti, nel cui titolo Zwanzig nach drei  (le tre e venti) riecheggia la citazione più volte utilizzata da Aichinger “Two thirty” del film “Il terzo uomo”.

Ilse Aichinger e Clemens Eich. Fotos: © Isolde Ohlbaum.

Nel 1988 l’autrice, che si era sempre rivolta in particolar modo al mondo giovanile, è la prima scrittrice a ricevere il Weilheimer Literaturpreis. Nel suo discorso di premiazione esprime con enfasi la sua opinione, ricollegandosi ai suoi primi testi programmatici “Invito alla diffidenza” e “Raccontare ai nostri tempi”. L’attualità della scrittura di Aichinger rafforza il suo pensiero: Continuare nella paziente, ma mai stancante speranza, sperare sempre nella felicità, ma non permettere mai che questa speranza diventi corrompibile.(Discorso ai giovani; La speranza più grande, 281)

Nel 1980 Ilse Aichinger aveva presentato per la prima volta i suoi scritti a Weilheim. schule & wir 3/81, ed. Bayerisches Staatsministerium für Unterricht und Kultus, 20

Invito alla premiazione (Lascito di Helga Michie)

Foto della rivista pubblicata in occasione della premiazione Weilheimer Leseheft 2: Ilse Aichinger.

Süddeutsche Zeitung 11.3.1988, 37

1921-1927 Non si può comprendere il ricordo fino in fondo.

Ilse Aichinger e la sua gemella omozigota Helga nascono il 1° novembre del 1921 a Vienna e vengono battezzate con il rito cattolico.

1927-1938 Una storia di fedeltà

Nell’estate del 1927 i genitori di Aichinger si separano. Arriva il divorzio. Le gemelle tornano a Vienna con la madre, sebbene mantengano ottimi rapporti col padre. Sono tempi difficili.

1938-1945 Gli anni della persecuzione e dell’insicurezza

In Austria, per molte famiglie il Natale del 1938 segnò l’inizio delle persecuzioni e dell’incertezza. Anche noi avevamo dovuto lasciare il nostro appartamento e abitavamo in casa della nonna.

La speranza più grande

Il titolo è arrivato per prima, La speranza più grande, perché questo concetto della speranza è contro ogni speranza, in realtà è la speranza dei perduti.

1945-1950 “Tutto inizia con Ilse Aichinger”

Pochi mesi dopo la fine della guerra, il 1° settembre 1945, data in cui ricorreva anche il sesto anniversario dell’inizio della guerra, viene pubblicato un testo di Ilse Aichinger, “Das vierte Tor”.

1950-1953 Raccontare di questi tempi

Grazie all’aiuto economico della casa editrice Fischer Verlag, Aichinger lascia Vienna all’inizio degli anni Cinquanta per trasferirsi a Francoforte…

1953-1963 Dove vivo

Nel 1953 Ilse Aichinger sposa lo scrittore tedesco Günter Eich. La coppia vive in Baviera vicino al confine austriaco, prima a Breitbrunn in Alta Baviera, e – a partire dal 1956 – a Lenggries.

1963-1972 Talpe

Nell’estate del 1963 Aichinger si trasferisce con la sua famiglia in una vecchia casa a Großgmain nel Salisburghese.

1972-1984: Trascinare davanti a sé i tramonti

Anche dopo la morte di Günter Eich, avvenuta nel dicembre del 1972, Ilse Aichinger continuerà a vivere nella casa a Großgmain, dove abiterà insieme a sua madre.

Trasformare la distanza in contatto

Solo in rari momenti è possibile riconoscere i profondi nessi che caratterizzano l’opera delle due sorelle Aichinger, che a partire dalla loro separazione del 1939…

1988-1996 La precisione conterà sempre

Cinquanta anni dopo il cosiddetto “Anschluss” dell’Austria e nel momento clou dell’affare Waldheim, Ilse Aichinger ritorna a Vienna.

1997-2006 “… che ho bisogno di Vienna”. Nel cinema della scomparsa

Aichinger, assidua frequentatrice di cinema e dei caffè letterari, incarna negli anni Novanta lo stereotipo del tipico intellettuale viennese.

2006-2016: La libertà di eclissarsi

Perché «Diario», perché «Scomparire», perché «Flash su una vita»? – Perché per me è importante soprattutto la fugacità.

2016-2021: Felicità, gioventù, speranza

Quando Ilse Aichinger nella primavera del 1952 presentò la sua “Storia allo specchio” davanti al Gruppo ’47, non vi fu nessuna discussione, nessuna obiezione.