1997-2006 “… che ho bisogno di Vienna”. Nel cinema della scomparsa

«Born to be murdered» (The Third Man) non andrebbe tradotto come «born to disappear» solo nel caso della mia famiglia. Nessuna mitezza, nemmeno una via d’uscita: ma resta pur sempre una prospettiva. Imito solo in modo maldestro la scomparsa di coloro che sono stati assassinati: andando al cinema. Lì potremmo scoprire una cronologia utile: per il prossimo diario. (Film und Verhängnis, 71)

Aichinger, assidua frequentatrice di cinema e dei caffè letterari, incarna negli anni Novanta lo stereotipo del tipico intellettuale viennese. Nel 1995 inaugura con un suo discorso la Viennale e nell’autunno del 2000 Der Standard pubblica a puntate il suo “Diario della Viennale”. Sulla base di questa iniziativa, nascono con il “Journal des Verschwindens” (Diario sullo scomparire), “Unglaubwürdigen Reisen” (Viaggi incredibili) e “Schattenspielen” (giochi d’ombra) una lunga serie di rubriche periodiche sullo Standard e successivamente sulla Presse. Da queste rubriche scaturiscono le ultime, straordinarie opere dell’autrice ottantenne: Film und Verhängnis (2001) che si contrappone nella sua attenta struttura al romanzo precedente; Unglaubwürdige Reisen (2004) e Subtexte (2006) come scelta rappresentativa tra la varietà dei testi pubblicati settimanalmente. In questi testi, Ilse Aichinger mette in relazione la critica cinematografica con l’arguta riproduzione di scene appartenenti alla vita quotidiana di Vienna. Ai ricordi dell’infanzia e ad alcune istantanee del periodo bellico e post-bellico si alternano i commenti critici dell’autrice sul presente della città di Vienna. Un ampio numero di testi ruota intorno ai temi della scomparsa e della morte dei suoi parenti. – Nel 1998 anche il figlio della coppia, Clemens Eich, perde la vita a Vienna, in un incidente le cui cause sono ancora sconosciute. E. M. Cioran: «Nei giardini dell’Occidente è scoccata l’ora finale». «Le case e le stanze di Thomas Bernhard potrebbero essere considerate come parte dei giardini dell’Occidente, ma per chi abbia risuonato l’ora finale, ognuno deve scoprirlo da solo». «Diventa tutto così ridicolo quando si pensa alla morte», sono le citazioni che Clemens scrive con il gesso sulla lavagnetta della cucina nella casa a Großgmain. (Subtexte, 167)

Nella prima parte del suo “Film und Verhängnis” il libro contiene dei testi autobiografici in prosa che ripercorrono il periodo che va dal trasferimento a Vienna, nel 1927, fino alla fine della guerra. La memoria dei familiari ebrei uccisi e la rielaborazione della storia e del presente dell’Austria sono per Aichinger strettamente connessi all’esperienza cinematografica. Il progetto autobio-grafico che l’autrice realizzerà in seguito assumerà i primi contorni chiari con il discorso di apertura della Viennale del 1995 (“Absprung zur Weiterbesinnung” – Slancio a una ulteriore riflessione) e con il discorso in occasione della consegna del Gran Premio dello Stato austriaco nel 1996 (“Der Boden unter unseren Füßen” – il suolo sotto i nostri piedi). In contrapposizione al suo più volte reiterato “desiderio di scomparire” e con il tentativo esplicito di imitare la scomparsa degli assassinati („den Ermordeten ihr Verschwinden nachmachen), la visibilità dell’autrice in pubblico resta incredibilmente alta negli anni della sua tarda opera.

Ilse Aichinger con Richard Reichensperger (Foto: Alexander Tuma) e conversazione con il direttore della Viennale del 2001, Hans Hurch (Foto: Robert Newald).

Alla Viennale del 2001 il libro di Aichinger Film und Verhängnis viene presentato al pubblico nell’ambito di una presentazione con Otto Sander (Foto: Ronbert Newald). Nel programma scritto della Viennale viene riportata la prefazione alla seconda parte del libro, il “Journal des Verschwindens” (“Diario sulla scomparsa”), sia in versione manoscritta sia stampata.

In occasione del suo ottantacinquesimo compleanno Alexander Horwath, divenuto nel frattempo direttore del Wiener Filmmuseum, organizza lo screening di un classico del cinema viennese “The Third Man” (1949), nel quale aveva recitato anche la sorella di Aichinger, Helga. Ilse Aichinger partecipa alla presentazione insieme alla figlia Mirjam Eich. Foto: Sammlung Österreichisches Filmmuseum ©Ruth Kaaserer

Al Burgkino oggi […] alle ore 15.30 verrà proiettato «The Third Man», nel quale mia sorella doveva recitare una mezza frase («Se non mi fai sposare Wolfgang …»). La frase era ancora più prossima alla banalità di quanto non lo fosse il romanzo di Graham Greene, ma era d’impatto nel suo essere senza sottotesto. (Subtexte 24). Foto: Julieta Rudich.

Gli ultimi testi che Aichinger produrrà saranno spesso scritti nei caffé: al Café Imperial, non lontano dal cinema nella Künstlerhaus (casa degli artisti), al Café Demel am Graben, e infine al Café Jelinek nella Otto-Bauer-Gasse, che la scrittrice immortala nel suo testo “Die Dioskuren von Gumpendorf”. Aichinger annota i suoi testi su tutte le carte possibili, persino sui menù. Onnipresenti sono i libri del filosofo Emil M. Cioran, del quale dirà alla fine che senza di lui le giornate sarebbe state difficili come senza il café Jelinek a Vienna-Gumpendorf. (Subtexte, 10)

Ho capito improvvisamente che ho bisogno di Vienna. […] Ora credo proprio di aver tanto bisogno di Vienna.(Interviews 60)

Nel suo film “Ilse Aichinger: Die Lust zu verschwinden/Voglia di scomparire” (ORF 2005) Julieta Rudich accompagna l’autrice al cinema e in un caffè.

Foto: Franz Hammerbacher (Lascito di Ilse Aichinger, DLA)

Franz Hammerbacher mostra un menù con gli appunti di Aichinger (dal film di Julieta Rudich).

Ilse Aichinger: „Die Dioskuren aus Gumpendorf“. In: Die Presse. Wien 12.2.2005 (Spectrum)

Ogni riflessione su quale luogo sceglierei ritornando a Vienna diventa superflua nel momento in cui sento il brusio diventare sempre più rumoroso nel Café Jelinek. «Grüß Gott, Habe die Ehre, Guten Tag, Schönen Sonntag, Handkuss der Frau Gemahlin, Wiedersehen, Wiedersehen*». A volte penso di andare in un altro caffè, ma solo per la moltitudine di sottotesti e la quantità ancora più incredibile di mancanza di sottotesti questa eventualità non si verificherà mai. Solo qui ho la possibilità di capire dove e fino a che punto ti porterà la mancanza di sottotesti e ognuna delle sue sfumature, alla fine e un po’ prima della fine. (12.2.2005) (Subtexte 25)

*NdT: Tipiche formule di saluto e di commiato in Austria

Helga Michie: The Swing, silkscreen, 37×58 cm, 1972 (HM 276)

«Bene, come andiamo?», chiede il medico in servizio mentre visita il paziente impaurito. Sì, come andiamo? E chi è questo «noi»? Chi unisce i singoli individui in un «noi» inutile e falso? Chi siamo «noi»? Se Dio – come afferma Cioran – è l’assoluto niente, quale forma di questo niente resta per «noi»?  (Subtexte, 72)

1921-1927 Non si può comprendere il ricordo fino in fondo.

Ilse Aichinger e la sua gemella omozigota Helga nascono il 1° novembre del 1921 a Vienna e vengono battezzate con il rito cattolico.

1927-1938 Una storia di fedeltà

Nell’estate del 1927 i genitori di Aichinger si separano. Arriva il divorzio. Le gemelle tornano a Vienna con la madre, sebbene mantengano ottimi rapporti col padre. Sono tempi difficili.

1938-1945 Gli anni della persecuzione e dell’insicurezza

In Austria, per molte famiglie il Natale del 1938 segnò l’inizio delle persecuzioni e dell’incertezza. Anche noi avevamo dovuto lasciare il nostro appartamento e abitavamo in casa della nonna.

La speranza più grande

Il titolo è arrivato per prima, La speranza più grande, perché questo concetto della speranza è contro ogni speranza, in realtà è la speranza dei perduti.

1945-1950 “Tutto inizia con Ilse Aichinger”

Pochi mesi dopo la fine della guerra, il 1° settembre 1945, data in cui ricorreva anche il sesto anniversario dell’inizio della guerra, viene pubblicato un testo di Ilse Aichinger, “Das vierte Tor”.

1950-1953 Raccontare di questi tempi

Grazie all’aiuto economico della casa editrice Fischer Verlag, Aichinger lascia Vienna all’inizio degli anni Cinquanta per trasferirsi a Francoforte…

1953-1963 Dove vivo

Nel 1953 Ilse Aichinger sposa lo scrittore tedesco Günter Eich. La coppia vive in Baviera vicino al confine austriaco, prima a Breitbrunn in Alta Baviera, e – a partire dal 1956 – a Lenggries.

1963-1972 Talpe

Nell’estate del 1963 Aichinger si trasferisce con la sua famiglia in una vecchia casa a Großgmain nel Salisburghese.

1972-1984: Trascinare davanti a sé i tramonti

Anche dopo la morte di Günter Eich, avvenuta nel dicembre del 1972, Ilse Aichinger continuerà a vivere nella casa a Großgmain, dove abiterà insieme a sua madre.

1984-1988 Le parole vanno sempre

Prima di ritornare definitivamente a Vienna, su iniziativa della sua editrice, amica e mecenate Monika Schoeller, Aichinger vive per un periodo di nuovo a Francoforte.

Trasformare la distanza in contatto

Solo in rari momenti è possibile riconoscere i profondi nessi che caratterizzano l’opera delle due sorelle Aichinger, che a partire dalla loro separazione del 1939…

1988-1996 La precisione conterà sempre

Cinquanta anni dopo il cosiddetto “Anschluss” dell’Austria e nel momento clou dell’affare Waldheim, Ilse Aichinger ritorna a Vienna.

2006-2016: La libertà di eclissarsi

Perché «Diario», perché «Scomparire», perché «Flash su una vita»? – Perché per me è importante soprattutto la fugacità.

2016-2021: Felicità, gioventù, speranza

Quando Ilse Aichinger nella primavera del 1952 presentò la sua “Storia allo specchio” davanti al Gruppo ’47, non vi fu nessuna discussione, nessuna obiezione.