2006-2016: La libertà di eclissarsi

Foto: Lascito di Ilse Aichinger (DLA)

Perché «Diario», perché «Scomparire», perché «Flash su una vita»? – Perché per me è importante soprattutto la fugacità. E anche per la notizia, la breve constatazione, il “diario”: sono solo come delle piste di lancio verso la libertà di eclissarsi, facendo da contrappunto a ciò che permette in primis di scomparire. (Film und Verhängnis, 65)

Nel 2004 Richard Reichensperger muore per le conseguenze di una caduta. Diventata ancora più fragile, Ilse Aichinger deciderà di non pubblicare più nulla dopo il 2006. Eppure, anche negli ultimi anni della sua vita l’autrice produrrà schizzi e scritti. Con acuta attenzione alla lingua continua ad annotare parole ed espressioni. Fino alla sua morte, avvenuta l’11 novembre 2016, Aichinger vive nella “Hochhaus”, il grattacielo nella Herrengasse del primo distretto di Vienna. Nelle numerose interviste rilasciate gli ultimi anni un pensiero è particolarmente ricorrente: “Voglio scomparire”.

Ilse Aichinger nel suo appartamento nella Hochhaus in Herrengasse. La sagoma di cartone di Stan Laurel fu un regalo di Richard Reichensperger. (Foto: Franz Hammerbacher, Unglaubwürdige Reisen 146)

Di primo mattino o tardi la sera non vi è nulla che concili allo stesso tempo la veglia e il sonno profondo, non importa quale acuta apatia si muova lungo il bordo del letto. […] Stan Laurel è sopravvissuto a Oliver Hardy, che è morto dopo un terzo ictus a Hollywood, di molti più anni, più di quanto avesse voluto. È stata una sfortuna o fortuna per lui? Nel frattempo, si è separato da Olly definitivamente – storto e piuttosto riluttante è finito davanti al mio letto. Non è felice, perché non gli manca solo Hardy. La vista dal grattacielo, per lui comunque troppo basso, non gli è granché di conforto. (Unglaubwürdige Reisen 147)

L’edificio costruito negli anni Trenta rappresentava il primo “grattacielo” di Vienna e venne a lungo considerato una dimora di lusso per funzionari del governo e per gli attori del Burgtheater. Aichinger visse qui in modo riservato, ma pur sempre nel cuore della città con i caffè e i cinema nelle immediate vicinanze.

Nel 1949 Ilse Aichinger spedì questa cartolina con la vista della Hochhaus e gli auguri di buon anno a Erich Fried a Londra (Lascito di Erich Fried, ÖNB).

Foto: Archivio di Stefan Moses

Foto: Lascito di Helga Michie

Frasi scritte di Ilse Aichinger sulla fotocopia di un lavoro di Helga Michie. (Lascito di Helga Michie).

«Voglio vivere qui, ma dormire a Vienna», mi disse la sorella maggiore di mia madre, quando nel 1938 mi congedai da lei [recte: 1948, in occasione del viaggio di ritorno dall’Inghilterra a Vienna]. E non solo lei, anche il suo gatto dorme nel frattempo nell’ultimo cimitero, quarto cancello, fila otto, manutenzione lapide Anna Diner. Mentre io, contro ogni ragionevolezza, penso a una sepoltura in mare, cosa che non sarà possibile, tra Dover e Calais, dove probabilmente non navigano più navi. (Unglaubwürdige Reisen 71s.)

Helga Michie: Magician, etching, 9×13 cm, 1977 (HM 78)

Helga Michie: Open Door, etching, 19×12 cm, 1977 (HM 79)

1921-1927 Non si può comprendere il ricordo fino in fondo.

Ilse Aichinger e la sua gemella omozigota Helga nascono il 1° novembre del 1921 a Vienna e vengono battezzate con il rito cattolico.

1927-1938 Una storia di fedeltà

Nell’estate del 1927 i genitori di Aichinger si separano. Arriva il divorzio. Le gemelle tornano a Vienna con la madre, sebbene mantengano ottimi rapporti col padre. Sono tempi difficili.

1938-1945 Gli anni della persecuzione e dell’insicurezza

In Austria, per molte famiglie il Natale del 1938 segnò l’inizio delle persecuzioni e dell’incertezza. Anche noi avevamo dovuto lasciare il nostro appartamento e abitavamo in casa della nonna.

La speranza più grande

Il titolo è arrivato per prima, La speranza più grande, perché questo concetto della speranza è contro ogni speranza, in realtà è la speranza dei perduti.

1945-1950 “Tutto inizia con Ilse Aichinger”

Pochi mesi dopo la fine della guerra, il 1° settembre 1945, data in cui ricorreva anche il sesto anniversario dell’inizio della guerra, viene pubblicato un testo di Ilse Aichinger, “Das vierte Tor”.

1950-1953 Raccontare di questi tempi

Grazie all’aiuto economico della casa editrice Fischer Verlag, Aichinger lascia Vienna all’inizio degli anni Cinquanta per trasferirsi a Francoforte…

1953-1963 Dove vivo

Nel 1953 Ilse Aichinger sposa lo scrittore tedesco Günter Eich. La coppia vive in Baviera vicino al confine austriaco, prima a Breitbrunn in Alta Baviera, e – a partire dal 1956 – a Lenggries.

1963-1972 Talpe

Nell’estate del 1963 Aichinger si trasferisce con la sua famiglia in una vecchia casa a Großgmain nel Salisburghese.

1972-1984: Trascinare davanti a sé i tramonti

Anche dopo la morte di Günter Eich, avvenuta nel dicembre del 1972, Ilse Aichinger continuerà a vivere nella casa a Großgmain, dove abiterà insieme a sua madre.

1984-1988 Le parole vanno sempre

Prima di ritornare definitivamente a Vienna, su iniziativa della sua editrice, amica e mecenate Monika Schoeller, Aichinger vive per un periodo di nuovo a Francoforte.

Trasformare la distanza in contatto

Solo in rari momenti è possibile riconoscere i profondi nessi che caratterizzano l’opera delle due sorelle Aichinger, che a partire dalla loro separazione del 1939…

1988-1996 La precisione conterà sempre

Cinquanta anni dopo il cosiddetto “Anschluss” dell’Austria e nel momento clou dell’affare Waldheim, Ilse Aichinger ritorna a Vienna.

1997-2006 “… che ho bisogno di Vienna”. Nel cinema della scomparsa

Aichinger, assidua frequentatrice di cinema e dei caffè letterari, incarna negli anni Novanta lo stereotipo del tipico intellettuale viennese.

2016-2021: Felicità, gioventù, speranza

Quando Ilse Aichinger nella primavera del 1952 presentò la sua “Storia allo specchio” davanti al Gruppo ’47, non vi fu nessuna discussione, nessuna obiezione.