Trasformare la distanza in contatto

Foto: Archivio Stefan Moses.

Foto: Archivio Stefan Moses.

Le linee di mia sorella gemella mi conducono…

Solo in rari momenti è possibile riconoscere i profondi nessi che caratterizzano l’opera delle due sorelle Aichinger, che a partire dalla loro separazione del 1939 vissero lontane l’una dall’altra, restando comunque vicine. Il pomeriggio del 25 ottobre 1986 fu ospitata nella villa del grafico Thomas Rücker a Monaco-Bogenhausen una mostra con i lavori di Helga Michie, che Friedrich Denk aveva allestito. Ilse Aichinger aveva redatto il testo dell’invito, che sarà poi inserito nella prima edizione di Kleist, Moos, Fasane (1987) e successivamente pubblicato nel volume di Helga Michie Concord (2008). La separazione imposta, la capacità delle sorelle gemelle di trasformare la distanza in contatto (Die Dioskuren in Gumpendorf, Subtexte, 112), tutto si tramuta in un dialogo che alla fine si rivela liberatorio: da dove provenga tanto conforto guardando queste immagini, resta un mistero, ma il conforto c’è.   

Bozza del testo “Die Linien meiner Schwester” dalla cartellina “Maulwürfe” (Lascito di Ilse Aichinger, DLA)

Sulla lista degli invitati sono presenti nomi importanti del mondo della letteratura e della cultura dell’epoca (Archivio privato Friedrich Denk)

Testo dell’invito (Lascito Helga Michie)

Copertina e retro dell’invito (Lascito di Helga Michie)

Helga Michie: Checkers, woodcut, 15×10 cm, 1978 (HM 183)

The Forgotten, ballpoint pen, 20×13 cm, 1969 (HM 26)

1921-1927 Non si può comprendere il ricordo fino in fondo.

Ilse Aichinger e la sua gemella omozigota Helga nascono il 1° novembre del 1921 a Vienna e vengono battezzate con il rito cattolico.

1927-1938 Una storia di fedeltà

Nell’estate del 1927 i genitori di Aichinger si separano. Arriva il divorzio. Le gemelle tornano a Vienna con la madre, sebbene mantengano ottimi rapporti col padre. Sono tempi difficili.

1938-1945 Gli anni della persecuzione e dell’insicurezza

In Austria, per molte famiglie il Natale del 1938 segnò l’inizio delle persecuzioni e dell’incertezza. Anche noi avevamo dovuto lasciare il nostro appartamento e abitavamo in casa della nonna.

La speranza più grande

Il titolo è arrivato per prima, La speranza più grande, perché questo concetto della speranza è contro ogni speranza, in realtà è la speranza dei perduti.

1945-1950 “Tutto inizia con Ilse Aichinger”

Pochi mesi dopo la fine della guerra, il 1° settembre 1945, data in cui ricorreva anche il sesto anniversario dell’inizio della guerra, viene pubblicato un testo di Ilse Aichinger, “Das vierte Tor”.

1950-1953 Raccontare di questi tempi

Grazie all’aiuto economico della casa editrice Fischer Verlag, Aichinger lascia Vienna all’inizio degli anni Cinquanta per trasferirsi a Francoforte…

1953-1963 Dove vivo

Nel 1953 Ilse Aichinger sposa lo scrittore tedesco Günter Eich. La coppia vive in Baviera vicino al confine austriaco, prima a Breitbrunn in Alta Baviera, e – a partire dal 1956 – a Lenggries.

1963-1972 Talpe

Nell’estate del 1963 Aichinger si trasferisce con la sua famiglia in una vecchia casa a Großgmain nel Salisburghese.

1972-1984: Trascinare davanti a sé i tramonti

Anche dopo la morte di Günter Eich, avvenuta nel dicembre del 1972, Ilse Aichinger continuerà a vivere nella casa a Großgmain, dove abiterà insieme a sua madre.

1984-1988 Le parole vanno sempre

Prima di ritornare definitivamente a Vienna, su iniziativa della sua editrice, amica e mecenate Monika Schoeller, Aichinger vive per un periodo di nuovo a Francoforte.

1988-1996 La precisione conterà sempre

Cinquanta anni dopo il cosiddetto “Anschluss” dell’Austria e nel momento clou dell’affare Waldheim, Ilse Aichinger ritorna a Vienna.

1997-2006 “… che ho bisogno di Vienna”. Nel cinema della scomparsa

Aichinger, assidua frequentatrice di cinema e dei caffè letterari, incarna negli anni Novanta lo stereotipo del tipico intellettuale viennese.

2006-2016: La libertà di eclissarsi

Perché «Diario», perché «Scomparire», perché «Flash su una vita»? – Perché per me è importante soprattutto la fugacità.

2016-2021: Felicità, gioventù, speranza

Quando Ilse Aichinger nella primavera del 1952 presentò la sua “Storia allo specchio” davanti al Gruppo ’47, non vi fu nessuna discussione, nessuna obiezione.